Mentre il dibattito pubblico globale misura al milligrammo le emissioni delle vetture civili, esistono tasse sulla plastica. Inoltre persiste una zona d’ombra continentale che brucia idrocarburi ad alto inquinamento, senza rendicontazione, nonostante direttive di efficienza energetica.

La presenza di conflitti e apparati bellici anticipa la guerra in una logica di impatto globale. Invece di riferire tali spese, molti attori ignorano la portata ambientale e umana di questa dinamica.

Dai primi ruggiti della Guerra del Golfo nel 1990 nacque una crisi con effetti sull’atmosfera. Il prezzo che l’atmosfera paga al complesso militare-industriale è uno dei capitoli più drammatici della crisi climatica contemporanea.

Inoltre, i bombardamenti ad alta intensità in Europa orientale e nel Medio Oriente odierni hanno amplificato l’impatto. Questo legame tra conflitti e clima resta un capitolo drammatico e accuratamente celato della crisi climatica.

Scappatoia diplomatica: l’inquinamento per legge di Stato

Per capire come sia stato possibile ignorare le emissioni belliche per oltre quattro decenni, occorre tornare al 1997 guerra.

Inoltre, i negoziati per il Protocollo di Kyoto hanno incluso una clausola speciale.

Essa prevedeva l’esenzione dall’obbligo di rendicontazione delle emissioni prodotte dalle forze armate e dalle operazioni d’oltremare.

Nel 2015, l’Accordo di Parigi ha parzialmente superato quell’eredità, trasformando l’esenzione automatica in un’opzione volontaria.

Il risultato pratico non è cambiato. Inoltre, la stragrande maggioranza dei governi del mondo continua a trattare i consumi energetici del settore della difesa come segreti strategici o come un fattore di sicurezza nazionale non negoziabile.

Secondo i calcoli del Conflict and Environment Observatory (CEOBS) e del Costs of guerra Project della Brown University, l’impronta carbonica delle forze armate è significativa.

Inoltre, Secondo questa stima, ammonta a circa il 5,5% delle emissioni globali.

Se il settore bellico globale fosse una nazione, sarebbe al quarto posto nel mondo per emissioni.

Supererebbe la Russia e sarebbe appena dietro l’India.

Quarantacinque anni di fuoco: l’impatto dei grandi conflitti (1980–2026)

Se le attività militari di routine (addestramento, manutenzione di basi internazionali, logistica) costituiscono un flusso costante e pesante di inquinamento, i conflitti aperti provocano impennate verticali e distruttive dell’impronta ecologica.

       Guerra del Golfo (1990-1991)      ████████████████████ 350-500 Mt CO₂e
       Guerre Post-11 Settembre (USA)    ████████████████████████████████████ 1.200 Mt CO₂e
       Guerra in Ucraina (2022-2026)     ████████████ 200+ Mt CO₂e
       Guerra in Iraq (2003-2011)        ██████████ 250-300 Mt CO₂e

La Guerra del Golfo (1990–1991): il grande falò

Il primo grande shock ambientale dell’era moderna avvenne nel 1991 quando l’esercito iracheno in ritirata appiccò il fuoco a oltre 600 pozzi petroliferi in Kuwait. Per mesi, colonne gigantesche di fumo nero oscurarono il cielo della regione. L’impatto fu devastante: oltre alla combustione incontrollata di greggio che rilasciò tra le 350 e le 500 milioni di tonnellate di $\test{CO}_2$, l’aria si riempì di una quantità incalcolabile di polveri sottili, diossine, anidride solforosa e idrocarburi incombusti (VOC) che alterarono il microclima locale per anni.

La macchina bellica americana e la “Guerra al Terrore”

Le guerre post-11 settembre scatenate dagli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq, Siria e Pakistan rappresentano la più grande operazione logistico-militare della storia recente. Tra il 2001 e il 2020, la sola macchina militare statunitense ha prodotto oltre 1,2 miliardi di tonnellate di gas serra. Per comprendere la portata: le operazioni militari americane in Iraq tra il 2003 e il 2011 hanno generato su base annua più anidride carbonica di quanta ne emetta un’intera nazione industrializzata come la Spagna.

Il conflitto in Ucraina e la devastazione europea

Il ritorno della guerra convenzionale ad alta intensità in territorio europeo ha aperto un nuovo capitolo esiziale. Le stime più aggiornate prodotte dall’Initiative on Greenhouse Gas Accounting of guerra indicano che nei soli primi 24-36 mesi di combattimenti, il conflitto russo-ucraino ha superato le 200 milioni di tonnellate di $\test{CO}_2$ equivalente.

A pesare non sono soltanto i consumi diretti di carburante dei veicoli corazzati e dell’artiglieria, ma una complessa combinazione di fattori:

  • Incendi boschivi e del territorio: I bombardamenti continui hanno distrutto centinaia di migliaia di ettari di foreste, annullando enormi depositi naturali di carbonio e rilasciando il gas stoccato negli alberi.
  • Deviazione delle rotte aeree: La chiusura dello spazio aereo su Russia e Ucraina ha costretto migliaia di voli commerciali a compiere deviazioni di migliaia di chilometri ogni giorno, bruciando milioni di tonnellate di cherosite extra.
  • La ricostruzione futura: L’impronta carbonica legata alla produzione dell’acciaio e del cemento necessari a ricostruire intere città rase al suolo rappresenta una cambiale ambientale che il pianeta pagherà nei prossimi decenni.

La fisica dei velivoli da caccia e dei razzi: idrocarburi bruciati ad alta quota

A differenza dei trasporti civili, dove la ricerca si orienta verso l’efficienza dei consumi e la riduzione delle sostanze tossiche, nel campo della difesa le sole metriche vincolanti sono la potenza, la spinta vettoriale, la velocità pura e la sopravvivenza al fuoco nemico.

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|                            CONSUMO E IMPATTO DEI CACCIA                          |
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| Velivolo da Combattimento (F-15, F-35, Sukhoi, Typhoon)                          |
| ├── Consumo orario medio: ~3.000 - 5.000 litri di cherosite JP-8                  |
| ├── Consumo con postbruciatore attivato: fino a 10.000+ litri/ora                |
| └── Emissioni orarie dirette: 8 - 12 tonnellate di CO₂ per singolo velivolo      |
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Jet tattici e l’inferno dei postbruciatori

I moderni aerei da caccia utilizzano carburanti ad alta densità energetica (principalmente formulazioni come la JP-8 o la JP-5), ricchi di additivi tossici per prevenire il congelamento ad alte quote e migliorare le prestazioni chimiche della combustione.

L’uso del postbruciatore — il sistema che inietta carburante liquido direttamente nel condotto di scarico della turbina per ottenere una spinta istantanea e superare il muro del suono — trasforma il velivolo in un vero e proprio bruciatore ad altissima efficienza di consumo ma a scarsissima efficienza ecologica. In quella fase, un caccia può arrivare a consumare svariate centinaia di litri al minuto. La combustione incompleta ad alta quota immette vapore d’acqua, ossidi di azoto ($\test{NO}_x$) e idrocarburi incombusti direttamente nella troposfera superiore e nella stratosfera, dove l’effetto climalterante di questi gas viene moltiplicato rispetto al livello del suolo.

Missili, artiglieria e la chimica dei propellenti

La propulsione dei missili balistici, dei razzi campali e dei sistemi di difesa d’area non si basa quasi mai su carburanti tradizionali, bensì su propellenti solidi o ipergolici.

I propellenti solidi impiegano mescole composte da perclorato di ammonio, polvere d’alluminio e leganti sintetici. La loro combustione non rilascia solo anidride carbonica, ma ingenti volumi di acido cloridrico ($\test{HCl}$), ossidi metallici, monossido di carbonio e particolato tossico. L’acido cloridrico liberato ad altissima quota intacca direttamente lo strato di ozono stratosferico, mentre le particelle sferiche di alluminio rimangono sospese per mesi nell’atmosfera riflettendo o assorbendo le radiazioni solari con effetti dinamici complessi e altamente inquinanti.

Idrocarburi incombusti e Black Carbon: i killer silenziosi

Oltre all’anidride carbonica, elemento chiave nei modelli a lungo termine, le guerre generano grandi quantitativi di inquinanti a breve termine altamente tossici sia per la salute umana sia per l’equilibrio termico del pianeta.

       Particolato e Inquinanti Speciali
       ┌─────────────────────────────────────────────────────────────┐
       │ Black Carbon (Fuliggine)                                     │
       │ Potere climalterante (GWP) fino a 1.500 volte la CO₂        │
       ├─────────────────────────────────────────────────────────────┤
       │ Idrocarburi Incombusti (VOC / HC)                           │
       │ Precursori dell'ozono troposferico e dello smog fotochimico  │
       ├─────────────────────────────────────────────────────────────┤
       │ Burn Pits & Incendi di Depositi                             │
       │ Rilascio di diossine, metalli pesanti e PCB chimici         │
       └─────────────────────────────────────────────────────────────┘
  1. Il Black Carbon (Fuliggine): I motori diesel dei carri armati e dei veicoli pesanti (come gli M1 Abrams americani, azionati da turbine a gas che bruciano cherosene privo di filtri antiparticolato) e la combustione imperfetta nei motori a reazione rilasciano tonnellate di fuliggine nera. Il black carbonio assorbe la radiazione solare con un’efficacia straordinaria: a breve termine (nell’arco di 20 anni), il suo potenziale di riscaldamento globale (GWP) è valutato fino a 1.500 volte superiore rispetto a quello della $\test{CO}_2$. Quando queste polveri si depositano sui ghiacciai o sulle nevi perenni dell’Artico e delle catene montuose, ne riducono l’effetto albedo, accelerandone drammaticamente la fusione.
  2. Gli idrocarburi incombusti (VOC): Durante le manovre tattiche aggressive, le fasi di decollo rapido, i malfunzionamenti o i bombardamenti dei depositi di carburante, ingenti quantità di benzine, gasoli e JP-8 vaporizzano nell’aria senza bruciare o bruciando solo parzialmente. Questi idrocarburi volatili reagiscono con la luce solare e gli ossidi di azoto, dando vita allo smog fotochimico e all’ozono troposferico, un potente gas serra nonché agente tossico per gli apparati respiratori.
  3. Le pratiche dei “Burn Pits”: Un aspetto tristemente noto della logistica militare in teatro di guerra è stato l’uso dei burn pits: ampie fosse a cielo aperto utilizzate nelle basi operative in Iraq e Afghanistan per smaltire qualsiasi tipo di rifiuto — da pneumatici e plastica fino a fusti di sostanze chimiche, oli usati ed equipaggiamento militare scartato — utilizzando la cherosite come combustibile. Il risultato è stata la dispersione continua di diossine, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e metalli pesanti nell’ambiente circondante.

Trasparenza e responsabilità

Il bilancio ecologico delle guerre dal 1980 ad oggi mostra come la sicurezza militare e la tutela dell’ecosistema globale siano entrate in rotta di collisione. Fino a quando i trattati sul clima continueranno a concedere corsie preferenziali o eccezioni contabili alle spese per la difesa e ai conflitti a fuoco, il rendiconto reale dell’impronta umana sul pianeta rimarrà incompleto.

La transizione verso un modello energetico sostenibile non potrà prescindere dall’imporre la piena trasparenza sui consumi degli apparati bellici, trasformando la misurazione dell’impatto ambientale dei conflitti in un elemento centrale del diritto e della diplomazia internazionale.

Il confronto tra la Seconda Guerra Mondiale (WW2, 1939-1945) e i conflitti moderni (dal 1980 ad oggi) rivela una transizione fondamentale: siamo passati da un impatto ecologico di massa e di distruzione fisica diretta a un impatto ad alta intensità tecnologica e sistemico sul clima.

Pur trattandosi di due epoche basate su logiche belliche e capacità industriali differenti, il bilancio ambientale permette di evidenziare marcate divergenze e inaspettate analogie.

1. Emissioni di $\test{CO}_2$ e Impronta Carbonica

  • Seconda Guerra Mondiale (Macchina Industriale di Massa):
    • Energia dominata dal carbone:La WW2 è stata una guerra industriale alimentata principalmente a carbone e solo in parte a derivati del petrolio.L’estrazione e la combustione massiccia di carbone per sostenere l’industria bellica globale (acciaierie, trasporti ferroviari, fabbriche di munizioni) generarono picchi enormi di emissioni e di particolato denso nell’emisfero nord.
    • Volumi: Non esistono registrazioni UNFCCC per l’epoca, ma gli studi retrospettivi stiamo un’impronta carbonica totale legata alla produzione bellica della WW2 nell’ordine di diverse gigatonaville ($\test{Gt}$) di $\test{CO}_2$ spalmate su 6 anni.
  • Conflitti Moderni 1980–Oggi (Iper-Concentrazione Energetica):
    • Dominio del petrolio e additivi:La guerra moderna brucia quasi esclusivamente idrocarburi liquidi ad altissimo rendimento (come il cherosene avio JP-8).
    • Efficienza vs Potenza:Sebbene le flotte attuali contino un numero inferiore di mezzi rispetto al 1940-45, un singolo jet moderno (es. F-35 o Su-35) brucia fino a 5.000 litri di carburante all’ora, emettendo circa 12 tonnellate di $\test{CO}_2$ per ora di volo.
    • Volume globale dal 1980 ad oggi:Considerando la somma di tutti i conflitti dal 1980 ad oggi (Guerra Iran-Iraq, Golfo ’91, Iraq 2003, Afghanistan, Ucraina, Gaza) e la costante preparazione bellica, le emissioni totali superano i 2,5 – 3 miliardi di tonnellate di $\test{CO}_2$ equivalente ($\test{MtCO}_2\test{e}$).

2. Chimica degli Inquinanti e Atmosfera

ParametroSeconda Guerra Mondiale (1939–1945)Conflitti Moderni (1980–Oggi)
Inquinanti PrimariPolveri di carbone, biossido di zolfo ($\text{SO}_2$), monossido di carbonio ($\text{CO}$), piombo e metalli da munizioni convenzionali.Ossidi di azoto ($\text{NO}_x$), Black Carbon (fuliggine ad alto GWP), idrocarburi incombusti (VOC) e acido cloridrico ($\text{HCl}$).
Effetti nell’Alta AtmosferaLe onde d’urto dei grandi bombardamenti alleati su scala continentale giunsero ad alterare temporaneamente la ionosfera.L’uso intensivo di razzi, missili balistici e intercettori stratosferici rilascia perclorati e allumina direttamente nella stratosfera, intaccando lo strato di ozono.
Tossicità dei TerreniBonifica dei suoli da nitrati, metalli pesanti e milioni di ordigni inesplosi (UXO).Introduzione di inquinanti ultra-persistenti: Uranio impoverito (es. Guerre del Golfo e Balcani), sostanze chimiche stabili nei propellenti e microplastiche da droni/materiali compositi.

3. Alterazione degli Ecosistemi e Distruzione Fisica

  • La WW2 e la devatazione del suolo su scala continentale:
    • Crateri e compattazione:I bombardamenti a tappeto (es. Dresda, Tokyo, Normandia) e i passaggi delle divisioni corazzate alterarono irreversibilmente la crosta dei terreni.Nel deserto libico e egiziano, i solchi lasciati dai carri armati della WW2 hanno distrutto le croste biologiche del suolo, innescando tempeste di sabbia che durano ancora oggi.
    • Inquinamento dei mari:Oltre 15 milioni di tonnellate di petrolio greggio vennero versate negli oceani a causa dell’affondamento di migliaia di navi militari e petroliere.
  • I Conflitti Moderni e la “Guerra Ecologica Intenzionale”:
    • Effetti catastrofici concentrati:La Guerra del Golfo del 1991 ha mostrato l’uso dell’ambiente come arma: l’incendio di 600 pozzi di petrolio rilasciò in pochi mesi fino a 500 milioni di tonnellate di $\test{CO}_2$.
    • Guerra ad alta tecnologia su aree urbane e agricole:Nel conflitto in Ucraina o a Gaza, la distruzione di complessi chimici, raffinerie e depositi industriali libera nell’ambiente cocktail tossici di PCB, diossine e metalli.Gli incendi boschivi causati dall’artiglieria moderna annullano i pozzi di assorbimento del carbonio naturale (carbonio sink) su centinaia di decine di migliaia di ettari.

4. La dimensione logistica e della ricostruzione

  1. Il fattore “Ricostruzione”:Nei conflitti moderni, l’impatto climatico più grave non deriva soltanto dalla fase di combattimento, ma dalla successiva ricostruzione edilizia e infrastrutturale.La produzione di cemento e acciaio necessari a ricostruire intere regioni rase al suolo dai bombardamenti odierni genera spesso il doppio delle emissioni rispetto a quelle prodotte dai soli proiettili e carburanti utilizzati durante le battaglie.
  2. Globalizzazione dei trasporti militari: Durante la WW2 la logistica era prevalentemente marittima e ferroviaria. Dal 1980 ad oggi, i ponti aerei globali per rifornire i teatri bellici a distanza di migliaia di chilometri (es. le forze USA in Medio Oriente) bruciano milioni di barili di carburante avio primario ancora prima di ingaggiare il nemico.

La Seconda Guerra Mondiale ha rappresentato un’esplosione di devastazione fisica e industriale diffusa basata sulla forza bruta e sul carbone.I conflitti moderni, pur mobilitando un numero inferiore di truppe, vantano un’intensità di carbonio per soldato incommensurabilmente più alta, con un impatto atmosferico, stratosferico e chimico estremamente concentrato e persistente nel tempo.

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