C’è una nuova frontiera della furbizia digitale, ed è persino più grottesca del teatrino televisivo a cui siamo abituati. Scorrendo le pagine di piattaforme come Substack, si nota un fenomeno affascinante: personaggi correntemente — e sottolineo correntemente, ovvero piazzati a flusso continuo, non certo correttamente — inseriti nei cardini del sistema, hanno aperto la loro bottega a pagamento.
Politici di lungo corso, mezzibusti della TV di Stato, burocrati e funzionari approdati
a posti di comando per chissà quale arcano sortilegio, vista la palese stupidità che profondono a piene mani. Gente scortata da titoli di studio elargiti a pioggia, spesso dis-honoris causa, che dovrebbero teoricamente alzare il quoziente intellettivo e che invece servono solo a decorare la facciata di un vuoto spinto.
La cosa sbalorditiva non è che questi figuri esistano. La vera beffa è che hanno l’ardire di chiedere un abbonamento mensile per fare esattamente ciò che fanno già a spese del contribuente: distorcere la realtà, giustificare l’ingiustificabile e vendere quattro minchiate spacciandole per verità religiose.
Il banchetto dell’auto-incenso a pagamento
Il copione di questi “maestri del pensiero” è sempre lo stesso. Usano la loro vetrina privata non per fare controinformazione o analisi indipendente, ma per spiegarvi quanto sono belli, quanto sono bravi e perché la loro poltrona è l’unico faro di civiltà rimasto.
Vi raccontano che la burocrazia che vi soffoca è in realtà un capolavoro di garanzia, che i fallimenti della politica sono “complessità incomprese dalla massa” e che la loro presenza nei palazzi è un atto di generosità verso il Paese. Hanno trasformato la mistificazione in abbonamento Premium: prima vi somministrano la pillola dorata nei talk-show istituzionali, poi vi chiedono 5 euro al mese per rivelarvi il “dietro le quinte” di come si sta bene dalla parte del manico.
La sindrome del pagante contento
Ma il problema vero, ancora una volta, sta al di qua dello schermo. Perché per un imbonitore di regime che mette il cappello sul tavolo, c’è una platea di lettori che fa la fila per metterci dentro i soldi.
C’è un masochismo sociale perfetto in chi paga per farsi raccontare la favola di quanto sia giusto il sistema che lo sta stritolando. È la ricerca disperata di un’autorità a cui aggrapparsi, anche quando quell’autorità si è dimostrata palesemente incompetente. Si paga l’abbonamento all’intellettuale “di corso” per sentirsi parte della sua stessa élite, senza accorgersi che si sta solo finanziando la vaselina per l’ennesima fregatura.
L’arroganza con cui questi parassiti di Stato vendono le proprie banalità è pari solo alla compiacenza di chi li legge. E finché ci sarà qualcuno disposto a pagare il biglietto per farsi spiegare che il cetriolo non è una punizione ma una prelibatezza digestiva, il teatro dei dis-honoris causa non chiuderà mai i battenti.