Rickmansworth, Hertfordshire, England, UK - May 12th 2022: This is a Neighbourhood Watch Area sign in residential street

Nel confine tra civiltà e caos vige un patto implicito ma rigoroso: rinunciare all’uso della forza in cambio della protezione dello Stato.

Quando il patto si incrina, l’impotenza delle istituzioni diventa o percepita, Femminicidi, bullismo, giustizia fai da te, magistratura impotente, spingono la natura umana a regredire.

Ne scaturisce una parabola pericolosa: la vittima che si fa giustizia da sé, Femminicidi, bullismo, giustizia fai da te, magistratura impotente.

Inoltre, emerge così la nascita delle ronde di quartiere e una diffusione di una subcultura della sopraffazione.

Il “fai-da-te” e il rigore della Magistratura

Casi di reazione violenta spropositata, come inseguire lo scippatore o sparare mentre è in fuga, non sono semplici edizioni di legittima difesa.

La legge parla chiaro: Femminicidi, bullismo, giustizia fai da te, magistratura impotente, non giustificano la violenza.

Affinché la difesa sia legittima, occorre il pericolo attuale e la proporzionalità della reazione.

Se l’aggressore si allontana, il pericolo cessa; quello che avviene dopo è punizione, vendetta o giustizia privata.

Per questo, tra temi come Femminicidi, bullismo, giustizia fai da te, magistratura impotente, la Magistratura mantiene rigore. Va aggiunto che la ragione non è la mancanza di attenzione alla sicurezza, ma una necessità sistemica:

  • Il monopolio della forza: Consentire gruppi punitivi civili o tollerare l’esecuzione sommaria sul campo significa disattivare lo Stato di diritto.
  • La spirale del caos: In assenza di regole e addestramento, il “giustiziere” commette errori drammatici: scambia un innocente per un criminale, alza l’asticella dello scontro e genera un clima di guerriglia urbana permanente.

La matrice comune: la cultura della sopraffazione

È affascinante (e inquietante) notare come la meccanica psicologica del ‘giustiziere per reazione’ finisca per toccare gli stessi ingranaggi mentali.

Inoltre, tocca fenomeni apparentemente diversi, come il bullismo, la violenza stradale e i femminicidi.

Questi fenomeni condividono tre pilastri neuropsicologici e culturali.

FenomenoDeriva PsicologicaMeccanismo di sopraffazione
Giustizierismo / RondeFerita narcisistica e paranoia socialeDiritto di punire: Il cittadino sente di dover ristabilire l’ordine con la forza bruta perché il sistema “è debole”.
Bullismo di gruppoDeumanizzazione e rivalsa di brancoDiritto del più forte: L’anestesia dell’empatia verso la vittima, percepita come bersaglio legittimo o “anello debole”.
Violenza StradaleMancanza di controllo degli impulsi (Amygdala Hijack)Reazione spropositata: Una tagliata di strada o un parcheggio conteso innescano risposte punitive mortali per rabbia accumulata.
FemminicidioPossesso e punizione del rifiutoRistabilire il controllo: L’incapacità di gestire la perdita del dominio spinge l’aggressore a distruggere la vittima per annullarne l’autonomia.

In ciascuno di questi casi scatta lo stesso corto circuito.

L’altro perde la sua qualità umana e diventa ostacolo, nemico o provocatore da annientare.

Nel femminicidio o nel bullismo, il carnefice agisce per un distorto senso di \”diritto\” o di \”dominio\” fallito.

Nel caso del cittadino derubato che uccide il ladro, la reazione parte da una posizione di ferita e vittimizzazione.

Ma sbarca nello stesso identico porto: la convinzione che la propria violenza sia giusta, necessaria e meritatissima.

Le vittime che diventano carnefici: il fallimento collettivo

La frustrazione sociale, quando incontra la sfiducia nelle regole, rischia di trasformare il tessuto urbano in una giungla.

La reazione della magistratura, percepita da parte dell’opinione pubblica come severa verso chi si è difeso, è l’ultimo argine.

Resta dunque una soglia di controllo.

Una risposta alla violenza non può essere l’anarchia punitiva.

Se l’amigdala e la rabbia prendono il posto dei tribunali, il confine tra vittima e carnefice si dissolve.

La società smette di essere tale per tornare al mero stato di natura.

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