la parabola del consenso a stelle e strisce
I numeri della demografia e della finanza hanno una crudele tendenza alla concretezza. Oggi i cittadini statunitensi nel mondo sono circa 335-340 milioni — suddivisi tra quasi 330 milioni residenti sul suolo patriottico e una diaspora d’oltremare stimata tra i 5 e i 9 milioni di persone.
Nel momento in cui la pressione delle elezioni di metà mandato si fa soffocante e il disappunto popolare minaccia di travolgere le stanze del potere, riaffiora ciclicamente la tentazione del colpo di teatro populista: un bonus a pioggia da 5.000 dollari per ogni singolo cittadino americano.
Fatti i conti, la cifra complessiva ammonta alla mostruosità finanziaria di 1,67 trillion di dollari. Un esborso pari al 6% dell’intero PIL statunitense, una somma capace di polverizzare in un solo colpo i già precari equilibri del debito federale, arrivato a vette astronomiche. Ma prima ancora che una follia contabile, l’ipotesi di questa elargizione rappresenta il perfetto punto d’arrivo di una visione politica incentrata sul baratto del consenso.
Dal Panem et Circenses al bonifico di Stato
Quando il poeta satirico Giovenale stigmatizzava la Roma imperiale con la celebre espressione panem et circenses, non faceva che descrivere la dinamica di un potere giunto alla sua fase di decadenza oligarchica. Gli imperatori, incapaci di governare la complessità economica e sociale di un impero ipertrofico, distribuivano grano gratuito e organizzavano massacri gladiatorii per anestetizzare il malcontento della plebe. Il cittadino, spogliato del proprio ruolo politico attento e critico, veniva derubato dei suoi diritti di sovranità e ricompensato con una mancia per sfamarsi e intrattenersi.
Nel XXI secolo, le sacche di grano stipate nei magazzini del Tevere si sono trasformate in accrediti bancari diretti via smartphone. Il meccanismo psicologico e coercitivo della propaganda resta però identico: distruggere il tessuto economico di lungo periodo e poi presentarsi alla vigilia delle urne come i magnanimi benefattori che distribuiscono l’elemosina di Stato.
L’aggressione economica e il conto scaricato sul pianeta
Questo tentativo di “comprare” l’elettorato d’oltreatlantico arriva dopo una stagione politica segnata da un’aggressività commerciale senza precedenti. La dottrina dell’isolazionismo muscolare e delle guerre doganali — scatenate sotto il pretesto di far crescere il proprio personale “impero economico” e le oligarchie industriali collegate — ha finito per colpire e impoverire una platea che supera l’80% della popolazione mondiale.
Le conseguenze di questa politica di dazi indiscriminati e guerre commerciali unilaterali sono visibili su scala globale:
- La devastazione dei risparmiatori globali: I dazi doganali a doppia cifra e le barriere commerciali hanno paralizzato le catene di fornitura internazionali, piegato il commercio di intere nazioni emergenti ed esportato inflazione strutturale in ogni angolo del globo. Dalle imprese manifatturiere europee ai mercati agricoli del Terzo Mondo, l’economia reale è stata sacrificata sull’altare del protezionismo populista.
- Il boomerang sull’economia interna: Persino all’interno dei confini americani, i report analitici mostrano come l’imposizione di tariffe massive abbia aumentato il carico fiscale sulle famiglie medie, ridotto la competitività industriale e zavorrato la crescita reale del PIL statunitense.
- La distruzione del ceto medio: L’instabilità permanente dei mercati finanziari ha falcidiato i fondi pensione e i piccoli risparmiatori, costretti a pagare con l’inflazione costante il prezzo delle decisioni unilaterali prese a Washington.
L’inganno dell’Helicopter Money
Pensare di curare questa voragine di danni economici con una manciata di dollari a testa alla vigilia del voto di midterm è l’ennesima dimostrazione di analfabetismo economico o, peggio, di malafede politica.
Iniettare 1,67 trillioni di dollari di moneta creata dal nulla in un sistema già surriscaldato e sferzato dai dazi provocherebbe un’immediata fiammata inflazionistica, annullando il potere d’acquisto di quei 5.000 dollari nel giro di pochi mesi. Sarebbe una tassa occulta travestita da regalo, un’illusione ottica per convincere l’elettore a firmare la propria condanna economica prima di varcare la cabina elettorale.
Siamo di fronte al definitivo tramonto della politica come progetto collettivo e visione strategica. Quando la gestione di una superpotenza si riduce alle dinamiche di una televendita, in cui prima si incendia la casa dei risparmiatori e poi si offre loro un bicchiere d’acqua a caro prezzo per ottenerne il voto, l’antica lezione di Roma torna a bussare alla porta: il panem et circenses non ha mai salvato gli imperi dal proprio inesorabile declino, ha solo reso il pubblico più distratto mentre le fondamenta crollavano.