Ho un sospetto che sta diventando certezza matematica: la mia scrittura ha un potere taumaturgico al contrario. Funziona come un repellente acustico per il pensiero critico. Più cerco di allineare i concetti con la precisione di un bisturi, più noto una spaventosa ed istantanea transumanza: appena accenno a una cosa sensata, i cervelli dei miei quattro lettori imballano le valigie e fuggono all’estero.
Non si tratta di una metafora. È una vera e propria migrazione neurale ad alta velocità. Un esodo biblico della ragione.
IL CICLO DELLA MIGRAZIONE NEURALE
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La grande fobia del senso compiuto
Viviamo nell’epoca d’oro dell’anestesia volontaria. Provare a proporre una riflessione che richieda due minuti di attenzione ininterrotta è considerato un atto di ostilità ingiustificata, un’aggressione a mano armata verso il diritto al disimpegno.
Se scrivi un’invettiva urlata, un pettegolezzo stantio o il riassunto dell’ennesimo slogan da campagna elettorale permanente, trovi una folla acclamante pronta a consumare l’esca. Se invece azzardi un’analisi, se provi a smontare un meccanismo o a connettere due punti con la colla della logica, assisti al miracolo: il vuoto pneumatico.
I neuroni, intimoriti da quella strana sostanza chiamata coerenza, mettono in atto la loro personale strategia di sopravvivenza:
- L’espatrio immediato: Preferiscono rifugiarsi in territori più miti, magari nei paradisi fiscali della spensieratezza artificiale, pur di non pagare il dazio della concentrazione.
- La sindrome da rigetto: Il pensiero complesso viene percepito come un virus maligno, un corpo estraneo da espellere prima che intacchi la bolla ludica quotidiana.
[ PARADISO FISCALE DELLA SPENSIERATEZZA ]
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│ (Fuga precipitosa)
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"ATTENZIONE: TROPPA LOGICA IN QUESTO TESTO"
L’elogio dell’anestesia programmata
Il paradosso è grottesco. Ci lamentiamo ininterrottamente che le cose vanno a rotoli, che la classe politica è un teatrino di terz’ordine, che le città sono fornaci d’asfalto e che le falde si prosciugano. Ma non appena qualcuno prova a tracciare la mappa delle responsabilità con un linguaggio privo di zuccheri aggiunti, scatta la ritirata strategica.
Ci siamo costruiti un habitat su misura: un deserto culturale con la moquette, dove la verità è troppo pesante da trasportare e la bugia troppo comoda per non essere abbracciata.
La logica è diventata una moneta fuori corso. Chiedere alla gente di ragionare su ciò che calpesta o su ciò che vota è come vendere stufe al quarzo nel Sahara: un’impresa commerciale fallimentare in partenza.
La mia personale sconfitta (e la tua)
E allora sia lodata la solitudine di chi scrive cose sensate. Nessuno mi legge? Meglio così. Significa che non ho ceduto al baratto dell’attenzione a buon mercato. Significa che non ho confezionato il solito omogeneizzato mentale per palati pigri.
Se i cervelli fuggono all’estero ogni volta che alzo la posta della discussione, auguro loro un buon viaggio e un’ottima permanenza. Io resto qui, nell’angolo dei residenti ostinati, a continuare a lanciare sassi di senso compiuto nello stagno del conformismo. Anche a costo di far scappare tutti dal locale.