Oggi va di moda essere “resilienti”. È la parola d’ordine di ogni guru del self-help da quattro soldi e di ogni ufficio risorse umane che intende spremerti fino al midollo. Ci dicono che dobbiamo essere come il giunco: piegarci sotto la tempesta, incassare i colpi e tornare esattamente come prima.
Ma ecco cosa nessuno ha il coraggio di dirti: la resilienza è una truffa intellettuale.
La Stasi del Giunco
Chi è resiliente non cambia mai. Assorbe l’urto, si adatta allo schiaffo e ripristina lo status quo. È la dote perfetta per l’ingranaggio di una macchina: subire lo stress senza deformarsi permanentemente. Ma se non ti deformi, non ti evolvi. Se torni sempre alla forma originale, significa che l’esperienza non ti ha insegnato nulla se non come sopravvivere alla prossima bastonata.
Il Potere del Punto di Rottura
La vera crescita non avviene nella resistenza, ma nella frattura.
- La Resilienza è conservatrice: mantiene le cose come sono.
- La Rottura è rivoluzionaria: costringe a una ricostruzione totale.
Dovremmo smettere di aspirare alla resilienza e iniziare a cercare l’Antifragilità. Mentre il resiliente resiste allo shock, l’antifragile ne trae beneficio. Ma per essere antifragili bisogna accettare il rischio di spezzarsi. Solo chi si rompe può ricostruirsi con una forma diversa, più dura, più affilata.
La Dittatura dell’Adattamento
Venerare la resilienza significa accettare tacitamente che il mondo debba restare un posto di m***a in cui l’unica virtù possibile è la capacità di sopportare. È una filosofia della sconfitta travestita da forza. Se ti adatti a tutto, diventi parte del problema.
“Il mondo spezza tutti quanti, e poi molti sono forti nei punti spezzati.” — Ernest Hemingway (Lui lo aveva capito, i consulenti aziendali no).
Il punto che tutti mancano è questo: la vera forza non è non rompersi mai, ma avere il coraggio di frantumarsi per evitare di restare per sempre quel patetico, flessibile e inutile giunco.