Siamo tutti vergini col voto degli altri. È un classico. Ci piace raccontarcela, dipingerci come le vittime di una casta di cialtroni, convinti che la nostra coscienza sia immacolata. Solida. Mossa solo da nobili ideali o da una sana indignazione verso “il sistema”.
Poi si entra in cabina. Si tira la tendina. E lì il Dr. Jekyll che parla di bene comune evapora istantaneamente. Al suo posto resta Mr. Hyde.
Un Mr. Hyde piccolo borghese, affamato e miope. Che non vuole visioni di lungo periodo, figuriamoci. Vuole l’incasso. Subito. Votiamo per il piccolo tornaconto personale, ma per non provarne vergogna ci mettiamo l’aureola. Ci travestiamo da cittadini traditi che cercano il “rinnovamento”.
La tribù di famiglia e il mercato delle vacche
Ma guardiamoci negli occhi. Cosa cerchiamo davvero nell’urna? Non certo una riforma economica. Cerchiamo protezione. Fame tribale, niente di più.
Il posto per il figlio precario. La consulenza per la nuora. La raccomandazione per il genere. La promozione bloccata da anni o l’avvicinamento a casa per saltare il pendolarismo. La scheda elettorale diventa un modulo d’assunzione o una richiesta di trasferimento. E lo facciamo pure a petto in fuori, convinti che “per la famiglia si fa questo ed altro”.
Scendiamo a patti con la clientela quotidiana e poi, la sera, ci indigniamo davanti al telegiornale. La sanità va a rotoli? La burocrazia paralizza tutto? I giovani capaci scappano all’estero? Che vergogna!
Ma la vergogna è la nostra. Abbiamo barattato il futuro della comunità per sistemare il salotto di casa. E ci meravigliamo pure se attorno restano solo macerie.
L’amore per l’ovvio e lo spoil system dei professionisti
Per coprire questa miseria morale finiamo per innamorarci dei professionisti dell’ovvio. Berlusconi, Renzi, Salvini, Meloni, o l’ultimo generale anti-sistema spuntato dal nulla: il meccanismo è sempre lo stesso. Salgono sul palco, sparano la banalità rassicurante da bar — quella che fa spellare le mani dalla gente — e noi ci caschiamo. “Finalmente uno che dice le cose come stanno!”.
Empatia da quattro soldi.
Mentre noi sogniamo il nostro micro-rientro domestico, loro applicano lo spoil system con la spietatezza di un chirurgo. Appena insediati occupano ogni poltrona. Lottizzano enti, cda, ministeri. E sistemano i loro clienti reali — quelli veri, che spostano i pacchetti di voti pesanti.
A noi restano le briciole. Anzi, le mosche.
La beffa è perfetta. Ci ritroviamo con i servizi pubblici a pezzi, la promessa personale che svanisce nel nulla, e la certezza di aver venduto la dignità per un piatto di lenticchie svalutato. Abbiamo preteso la scorciatoia e ci siamo fatti fottere da chi lo fa di professione.
E la cosa più tragica? Alla prossima tornata saremo di nuovo lì. In fila, con la nostra bella maschera di verginità moralista, pronti a farci fregare per l’ennesima volta.