Ancora oggi tocca ascoltare gente che va cianciando di una palude mitologica, descrivendo l’Agro Pontino come una sorta di enorme vasca popolata da ranocchie e pesci, come se fosse stato un acquario naturale invece che un inferno biologico. È ora di smetterla di mistificare la realtà con racconti da bar e guardare in faccia la geografia e la storia, quelle che non perdonano e non fanno poesia.
La Trappola Geologica: Perché l’Acqua non Defluiva
La realtà era ben diversa da come la dipingono i nostalgici. L’Agro Pontino possiede una duna costiera che si estende dal mare verso l’interno per circa dieci chilometri. Questa duna ha un’altezza media di 22-23 metri sul livello del mare. Muovendosi verso l’interno, il terreno si abbassa progressivamente fino a raggiungere lo zero m.s.l.m. proprio a ridosso dei Monti Lepini.
Il risultato era una conca naturale senza via d’uscita. In inverno la zona diventava un lago; in primavera, ritirandosi, lasciava pozze e laghetti residui ovunque. Chi volesse vedere con i propri occhi com’era davvero quel territorio prima dell’intervento umano dovrebbe fare un salto nel cosiddetto Bosco di Sabaudia: quella piccola porzione di foresta è il “pezzo originale”, un terreno mai bonificato che restituisce l’immagine di un mondo ostile, bagnato e impenetrabile.
Secoli di Fallimenti: Da Cesare ai Papi
Non è che prima del Ventennio si fosse rimasti a guardare. Il desiderio di bonifica è antico quanto la civiltà:
- Giulio Cesare: Già lui aveva intuito la necessità di intervenire, ma la morte lo fermò prima di poter sfidare il fango.
- Leonardo da Vinci: Effettuò un sopralluogo per studiare il deflusso delle acque, scontrandosi con l’impossibilità tecnica dell’epoca.
- I Papi e la Maledizione: Sisto V e Pio VI tentarono la vera e propria bonifica, ma la palude non faceva sconti a nessuno: entrambi i pontefici contrassero la malaria, pagando con la salute l’ardire di aver sfidato l’Anofele.
“Sermoneta prima ti ingrassa e poi ti frega”
Il vero problema non era solo la terra, ma la malaria che in estate risaliva le pendici dei monti. Arrivava fin sopra l’abitato di Sermoneta, dove il contagio era così frequente che i vecchi della vicina Norma, situata 200 metri più in alto e quindi più al sicuro, avevano coniato un detto feroce: “Sermoneta prima ti ingrassa e poi ti frega”. Non era una battuta, ma una macabra osservazione medica: il plasmodio della malaria devastava il fegato degli ammalati, facendolo gonfiare a dismisura e dando quell’illusione di gonfiore addominale che precedeva il tracollo finale.
Il Miracolo Elettrico e la Menzogna dei Tifosi
Oggi assistiamo alle solite dispute da stadio tra “tifosi comunisti” e nostalgici del ventennio. Entrambe le fazioni mistificano la realtà: i primi per sminuire, i secondi per assegnare a Mussolini il merito esclusivo di un’opera che fu, in realtà, figlia della tecnologia. Prima degli anni ’20 non esistevano le idrovore elettriche di sollevamento. Senza la capacità di compensare meccanicamente il dislivello della duna per riversare l’acqua verso il mare, nessun dittatore avrebbe potuto prosciugare un solo metro quadro di fango.
Il Razzismo delle Terre: Assegnatari scelti per DNA
Nel primo dopoguerra, alla fame di terre si rispose con un razzismo istituzionale tutto italiano. Gli ex combattenti del Sud, pur avendo versato lo stesso sangue nelle trincee, furono esclusi dall’assegnazione dei poderi nell’Agro “redento”. I coloni potevano essere solo veneti, friulani o ferraresi. Una discriminazione geografica che ha segnato il DNA sociale di questo territorio.
Il Cancello del Quadrato
Come riportato da Rossetti, primo medico della palude intorno al 1920, la sopravvivenza era legata alla pastiglia di chinino distribuita dai “cursori della palude” in calesse. Partivano dal “Cancello del Quadrato”, di cui ancora oggi resta testimonianza in quella piccola casa di fronte alla sede INPS di Latina. Un monumento silenzioso alla realtà, per chi ha ancora il coraggio di non bersi le fandonie della propaganda.