Il nostro territorio è popolato dalla più varia umanità e, di tanto in tanto, riesce anche a esprimere artisti di caratura nazionale. Nomi come Tiziano Ferro o Antonio Pennacchi lo dimostrano. Ma sotto la ruvida coltre del provincialismo – quella che tutto avvolge e tutto appiattisce – si muove da sempre un sottobosco di figure irregolari, spesso ignorate, talvolta ostinatamente fuori tempo massimo. Artisti che hanno tentato, a torto o a ragione, di intrufolarsi nei meandri dell’arte.

Americo D’Anolfo è uno di questi.

Pittore estroso di bufali, vacche maremmane e figure umane rese in chiave allegorica, D’Anolfo utilizza un tratto deciso, a tratti spigoloso, che però non chiude mai il senso dell’opera: lascia spazio all’immaginazione, suscita sentimenti, invita a fermarsi. Le sue tele non spiegano, suggeriscono. Non raccontano una storia lineare, ma aprono una fenditura.

Lo conosco da circa trentacinque anni. Americo è uno di quegli uomini che saltano da un argomento all’altro con la stessa velocità con cui passano da un’idea a un’intuizione. In gioventù visse in Germania, poi fece pratica come orafo a Roma, nel centro storico, apprendendo un mestiere antico fatto di precisione e pazienza. Successivamente si trasferì a Latina, dove ha dato fondo al suo estro poliedrico, diventando titolare di un’attività commerciale senza mai abbandonare l’arte.

All’inizio le sue pennellate sembravano colpi d’accetta: violente, istintive, quasi rabbiose. Un gesto più che una tecnica. Col tempo, però, quel segno si è affinato, si è fatto più consapevole, meno urlato ma non per questo addomesticato. È in quel passaggio che il suo lavoro ha iniziato a suscitare curiosità, a chiedere attenzione.

D’Anolfo non è un artista da salotto né da vernissage patinato. È figlio di un territorio che produce più diffidenza che riconoscimento, più ironia che ascolto. E forse è proprio per questo che le sue opere conservano una forza ruvida, non mediata, lontana da ogni compiacimento.

Che lo si voglia considerare un artista compiuto o un irregolare ostinato, poco importa. In un panorama spesso anestetizzato da repliche e manierismi, Americo D’Anolfo resta una presenza autentica. E già questo, oggi, è un valore raro.

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