Mentre le segreterie di partito sbrigano la pratica delle candidature come una compravendita al mercato del bestiame — con seggi blindati che costano dai 30 ai 50 mila euro per un capoluogo di provincia come il nostro, fino a toccare il mezzo milione per i palazzi romani — la realtà fuori dai loro uffici climatizzati sta letteralmente crollando.
La nuova frontiera della distrazione di massa è la “transizione ecologica”, un teatrino alimentato da una propaganda decontestualizzata che racconta favole a chi ha ancora voglia di farsi prendere per il naso. E in questo scenario, non poteva mancare l’ultima deriva: il bullismo sociale verso l’elettrico. Abbiamo importato dall’America questo atteggiamento da “machismo da tastiera” — e purtroppo l’Italia, sempre pronta a scopiazzare il peggio, lo segue a ruota — dove lo scontro ideologico tra fanatici del volt e nostalgici del pistone serve solo a creare nebbia. Una nebbia che nasconde l’incapacità cronica di chi ci governa.
Mentre sui social ci si accapiglia con toni bullistici su quanto sia “green” una batteria, a Latina e provincia la natura non aspetta i decreti: i pini e gli eucalipti, ormai secchi o marci per decenni di incuria, cadono o sono in procinto di farlo alla prima bava di vento. Sono giganti dai piedi di argilla che minacciano l’incolumità di chi, pagando tasse e bollette salate, vorrebbe solo tornare a casa intero.
Ma di questo la politica dei “nominati” non parla. Loro sono troppo impegnati a rientrare dell’investimento fatto per il seggio. Preferiscono inaugurare colonnine elettriche nel deserto, mentre le strade restano una groviera di buche di ogni tipo, trappole mortali che nessun algoritmo di “intelligenza artificiale” o piano di “mobilità sostenibile” ha intenzione di chiudere.
La verità è che abbiamo una classe dirigente che ha barattato la competenza con il conto in banca. Non badano alle capacità: badano a quanto sborsi nelle casse del partito. E il risultato è questo: un panorama squallido fatto di propaganda luccicante e realtà fatiscente. Ci vendono il futuro “green” ma non sanno nemmeno gestire un decespugliatore per le canne al Lido o un tirante per un pino pericolante.
Continuano a raccontare favole, e purtroppo c’è ancora chi ama sentirsele raccontare. Ma tra una bugia elettorale e un tweet bullistico, la terra sotto i nostri piedi continua a sprofondare e i rami sopra le nostre teste continuano a scricchiolare. Quando capiremo che un seggio comprato non produrrà mai un’idea utile per la collettività, forse sarà troppo tardi per uscire dal baratro.