Gregg Bovino e Daniel Biss

Mentre da noi si litiga per un pino pericolante o per una rotonda fantasma, in America — precisamente a Evanston, Illinois — il palcoscenico della politica ci regala l’ennesimo scontro decontestualizzato dalla realtà, ma perfetto per lo “share” dei social.

Il sindaco Daniel Biss ha inscenato un duro faccia a faccia con il capo della Border Patrol, Gregory Bovino, durante un’operazione dell’ICE chiamata in modo roboante “Operation Midway Blitz”. La scena è da manuale del perfetto agitatore: agenti mascherati fuori da una stazione di servizio, fischietti, telefoni puntati come armi e il sindaco che si erge a paladino dei quartieri “terrorizzati” dalla presenza federale.

Ma grattiamo via la vernice lucida della propaganda. Biss non è solo un sindaco preoccupato; è, guarda caso, un candidato al Congresso. Quale miglior palcoscenico di un’operazione di polizia per urlare ai quattro venti che i federali non sono i benvenuti e che minano la fiducia della comunità?. È la solita vecchia solfa: si usa il conflitto per costruire una carriera, mentre i problemi strutturali dell’immigrazione restano lì, immobili, esattamente come le nostre buche su Via Duca del Mare.

Dall’altra parte abbiamo il “Bovino” federale e i suoi uomini, che rispondono con la fredda burocrazia delle “operazioni autorizzate dai tribunali”. Un braccio di ferro tra chi deve far rispettare leggi (spesso discutibili) e chi deve raccattare voti cavalcando la protesta.

In questo scontro, i residenti che urlano “andatevene a casa” sono solo comparse involontarie di un film già scritto. È il bullismo istituzionale che si scontra con il protagonismo elettorale. Mentre Biss critica la presenza federale definendola un atto di terrore, la verità è che entrambi gli attori in scena stanno recitando un copione che non risolve nulla.

È la politica dei “messaggi forti” che nasconde il vuoto d’azione. Esattamente come i nostri politici locali che gridano alla “sicurezza” mentre i dati del Sole 24 Ore ci sbattono all’80° posto, anche a Evanston si preferisce il baccano di un distributore di benzina a una soluzione seria del problema.

Alla fine della giornata, spenti i telefoni e terminate le urla, resta solo l’amaro gusto di una politica che preferisce il “faccia a faccia” mediatico al lavoro oscuro e faticoso del governo reale. Un vero peccato per chi crede ancora che queste manifestazioni di forza siano sinonimo di capacità amministrativa.

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