di Massimo Icolaro

Non è solo il rumore dei critici di professione. Questa volta, il sussurro che agita i corridoi di Washington arriva dall’interno, da quell’entourage che dovrebbe essere lo scudo del 47° Presidente degli Stati Uniti. Le notizie circolate nelle ultime 48 ore sollevano una questione che va oltre la politica: la sanità mentale e la lucidità decisionale di Donald Trump.

Indiscrezioni o segnali d’allarme?

Voci di corridoio riferiscono di crescenti preoccupazioni tra i consiglieri più stretti riguardo alla capacità del Presidente di mantenere il focus durante i briefing sulla sicurezza nazionale. Si parla di una “scarsa capacità di attenzione” e di una tendenza a digressioni che poco hanno a che fare con le emergenze globali che il Paese deve affrontare.

Se negli anni ’90, quando scrivevo su Politica on line, combattevo la “politica arruffona” italiana, oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno globale: il potere che si personalizza a tal punto da ignorare i filtri istituzionali.

La geopolitica dell’incertezza

Perché questo ci riguarda su Emergi? Perché la salute mentale di un uomo che ha il controllo dei codici nucleari e decide le sorti dei mercati mondiali non è un fatto privato. Se l’entourage dubita, il mercato trema e gli alleati (così come gli avversari) iniziano a muoversi nel buio.

I critici più aspri parlano apertamente del 25° Emendamento — la procedura per rimuovere un Presidente ritenuto non idoneo — ma la realtà è molto più complessa. Siamo di fronte a una narrazione che spacca l’opinione pubblica: da un lato chi vede un uomo stanco e sotto pressione, dall’altro chi interpreta questi segnali come l’ennesimo attacco di un “Deep State” che non ha mai accettato il suo ritorno.

Dove eravamo rimasti?

Nel mio libro “La madre di tutte le corruzioni”, analizzavo come i sistemi di potere tendano a proteggere se stessi prima della verità. Qui il meccanismo è simile: l’entourage presidenziale si trova nel dilemma tra la lealtà al capo e la responsabilità verso la nazione.

Continueremo a monitorare questi segnali, cercando di distinguere tra la propaganda politica e la reale stabilità di chi siede nello Studio Ovale. La verità, come sempre, sta nel mezzo delle pieghe che molti preferiscono non guardare.

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